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Il Livenza

Il Livenza nasce in comune di Polcenigo. Ha varie sorgenti: alcune nei pressi del santuario della Santissima Trinità, comunemente detto "La Santissima", mentre la sorgente più abbondante sgorga da un antro sotto il monte Piai in località Gorgazzo. Appena le acque delle varie sorgenti si sono riunite formano un fiume di tutto rispetto.
Il Livenza nella parte superiore corre in provincia di Pordenone; dopo Sacile segna, all'incirca, il confine tra le province di Pordenone e Treviso; da S. Stino corre in provincia di Venezia. Il Livenza si getta nell'Adriatico, in parte direttamente attraverso il porto di Santa Margherita ed in parte indirettamente, per un canale interno, attraverso il porto di Falconera, dopo aver percorso 112 Km, degradando da metri 40 fino al livello del mare.
Il Livenza passa per Sacile, Brugnera, Portobuffolè, Meduna, Motta, S. Stino, Torre di Mosto e S. Giorgio . Quattro di questi comuni portano, insieme al nome primitivo, anche la specificazione "di Livenza".
Il Livenza segna con un percorso molto tortuoso il confine occidentale di Meduna per Km 12,250 circa. La stessa distanza in linea d'aria è di circa Km 5.
Prima di arrivare a Meduna, il Livenza riceve vari affluenti: a Sacile riceve la Paisa e il Meschio, a Portobuffolè il Resteggia e a Tremeacque (comune di Prata) il Meduna. Fino al 1940 il Livenza era navigabile, per lungo tratto, anche con grosse barche chiamate "buffole", "burchi" o più semplicemente "barconi" . In tutti i paesi attraversati dal basso Livenza c'era uno scalo. Ce n'era uno anche a Meduna. Gli scali di Motta, Portobuffolè e Sacile erano veri piccoli porti.
Dal Livenza risalendo il Meduna e il Noncello, si arriva fino a Pordenone. Col diffondersi dell'uso dei trasporti su strada con automezzi, la navigazione fluviale dovunque entrò in crisi. A poco a poco scomparve la categoria dei barcaioli e dei "Marineri" e cessarono l'attività gli squeri (cantieri dove si costruivano le piccole imbarcazioni). Nelle mappe si vede ancor oggi, tra l'argine e il fiume, un sentiero denominato "via alzaia". Quel sentiero consentiva al cavallo di trainare il barcone dalla riva.

Il Meduna

Il Meduna nasce nelle Prealpi Clautane. Dopo aver formato il pittoresco lago di Tramonti, scende a Meduno, attraversa il territorio dei mandamenti di Maniago e Spilimbergo e, giunto in comune di S. Giorgio della Richinvelda, sprofonda in uno strato di detriti ghiaiosi. Ritorna alla luce qualche chilometro più a valle dando vita alle risorgive di Cordenons. Da lì prosegue per Zoppola, piega verso Pordenone, dove riceve il Cellina e il Noncello, passa per i comuni di Fiume Veneto, Azzano Decimo, Prata, Pasiano e si getta nel Livenza in località Tremeacque, a qualche chilometro dall'abitato di Meduna.
Il fiume Meduna non entra nel territorio del comune di Meduna, però noi Medunesi lo consideriamo "cittadino onorario" perché ha dato il nome al nostro paese.
Come ha fatto il fiume Meduna a dare il nome al castello e al paese di Meduna se non passa da queste parti?
È questo un "giallo" che si tenterà di risolvere.
In un Diploma dell'imperatore Ottone III°, datato 11 settembre 996, si legge: "…concediamo a Bennone vescovo della santa Chiesa di Concordia e ai suoi successori il territorio boscoso che da dove nasce l'acqua chiamata Lemene e lungo il suo corso fino al mare; da dove nasce l'acqua chiamata Fiume e lungo il suo corso fin dove si getta nel Meduna e lungo il corso del Meduna fin dove si getta nel Livenza e lungo il corso del Livenza fino al mare...".
Qui si afferma chiaramente che il Fiume si getta nel Meduna. Altrettanto chiaramente in un documento del 1190 si parla dei molini di Pasiano mossi dalle acque del Fiume e di alcune proprietà che si trovano in territorio di Pasiano tra il Fiume e il Meduna. Dunque già nel 1190 il Fiume non si getta più nel Meduna. L'enigma sembra davvero insolubile.
Altri hanno posto la loro soluzione ; anche noi proponiamo la nostra.
Riteniamo che in origine il Meduna si dividesse in due rami, uno dei quali si immetteva nel Livenza a Tremeacque, mentre l'altro si univa al Fiume. Dopo la congiunzione, il corso d'acqua prendeva il nome del più importante fra i due, cioè del Meduna. Il ramo del Meduna arricchito dalle acqua del Fiume proseguiva fino a Brische dove raccoglieva anche le acque del Sile e, nell'alveo dell'attuale San Bellino, correva verso il Livenza, lasciando a ponente l'abitato di Meduna a cui aveva dato il nome. Tra il 996 e il 1190, per cause che non conosciamo, il Meduna non si congiunse più con il Fiume e riversò tutte le sue acque nel ramo che va a Tremeacque. Dopo di allora il Fiume estese il proprio nome fino alla foce che si trova a ponente dell'abitato di Meduna, nei pressi di via Vittorio Emanuele. Anche la mappa del 1808 detta "napoleonica", sopra l'alveo dell'attuale San Bellino, scrive "canale detto Fiume".

Rio Corella e Borrida

Rio Corella vien chiamato dalla mappa del 1808 quello scolo che noi chiamiamo Correntiva-Corella.
Fino agli inizi di questo secolo lo scolo Correntiva, dopo aver vagato in comune di Pasiano, si gettava nel Livenza a Traffe.
Nel 1920-21, al fine di evitare i rigurgiti del Livenza, il Correntiva fu congiunto al Corella (la Corea). Ora lo scolo Correntiva-Corella, mai privo d'acque, dopo aver attraversato da ovest ad est il territorio di Brische, si getta nel Fiume in località Fossamulano .
È probabile che la cogiunzione degli scoli Correntiva-Corella sia la vera causa dei frequenti allagamenti a cui vanno soggetti i terreni bassi delle Comugne di Brische.

Il Borrida (la Burida) è formato da due scoli che raccolgono le acque di campagna della parte centrale del territorio medunese. Dopo essersi riuniti ed aver formato un unico e capace scolo, il Borrida prosegue per più di un chilometro e si getta nel Livenza nei pressi del Monumento ai Caduti di Meduna.
Oltre lo scolo Borrida c'è anche lo scolo Buridon che porta le acque da via Argentina nel San Bellino.
Ci sono pure altri scoli o fossi ai quali i contadini hanno dato un nome che faremmo bene a non dimenticare.

Ultima modifica: martedì, 06 dicembre 2022

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